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Salendo per i tornanti che da Lesignano portano alla frazione di Rivalta
ci si immerge progressivamente in un paesaggio agricolo nel quale il tempo
sembra essersi fermato. La fuga verso l'industria e il terziario non ha
toccato questa piccola frazione nella quale l'agricoltura rimane per tutti
un'attività da svolgere con competenza e soddisfazione.
I risultati sono evidenti anche e soprattutto nel paesaggio che non presenta
i classici fenomeni di degrado conseguenti all'abbandono delle
zone montane e collinari. Colpisce, anzi, l'ordine e la cura
con la quale ogni appezzamento, anche il più scosceso,
viene recuperato all'attività agricola. In questo contesto
risaltano per la loro suggestione le formazioni calanchive
tipiche della zona, e l'altrettanto tipico fenomeno dei barboj
o salse.
L'area di affioramento di queste manifestazioni eruttive si estende per
circa un ettaro in prossimità della località
"Ca' il Salso" (Rivalta). Si contano complessivamente
tre centri di eruzione, il maggiore dei quali è ubicato
a lato della strada comunale che sale verso Rivalta. In quest'area
si può osservare uno dei più interessanti fenomeni
geologici dell'Appennino settentrionale: le "salse"
(o "barboj"), piccole scaturigini di idrocarburi
gassosi (in prevalenza metano) che giungono in superficie
trasportando anche modesti quantitativi di acqua e fanghiglia.
Si
tratta di idrocarburi formatisi all'interno di antichi depositi
sedimentari marini o lagunari, attraverso un lento processo
di alterazione della sostanza organica originaria (resti vegetali
e animali) inglobati in questi sedimenti. Tale processo ebbe
inizio circa due milioni di anni fa, ossia all'epoca in cui
il mare cominciò a ritirarsi dal bacino padano. Successivamente
questi depositi furono ricoperti da altre formazioni geologiche,
e oggi gli idrocarburi gassosi giungono in superficie attraverso
un sistema di fessure formatesi nella coltre di copertura
superficiale durante le fasi di sollevamento della catena
appenninica.
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